Manager ad interim in Italia: gli incarichi durano di più e costano di più — il temporary management non si contrae, si seleziona
Di Ing. Massimiliano Moreni ·
L'Indagine 2026 di Leading Network e INIMA mostra un mercato italiano del temporary management che cambia natura: meno manager attivamente impegnati rispetto al 2025, ma mandati più lunghi e tariffe più alte. Il segnale per le PMI non è un rallentamento, è che il manager ad interim sta smettendo di essere un tampone di emergenza per diventare una componente strutturale della direzione.
L'Indagine 2026 di Leading Network e INIMA (gennaio 2026) rileva che il 75% dei manager ad interim italiani era attivamente impegnato in un incarico, in calo dall'86% del 2025, ma oltre il 60% degli incarichi supera i 12 mesi e il 25% supera i 24 mesi. La tariffa media giornaliera sale a 724 euro (+3% sul 2025) e le PMI restano il primo cliente (53% degli incarichi). Meno mandati ma più lunghi e meglio remunerati indicano un mercato che si seleziona per valore, non un settore in difficoltà.
In Italia il temporary management non sta rallentando: sta cambiando statura. L'Indagine 2026 di Leading Network e INIMA, pubblicata a gennaio 2026, fotografa un mercato che a prima vista sembra in flessione: il 75% dei manager ad interim intervistati era attivamente impegnato in un incarico, contro l'86% del 2025. Letto da solo, il dato racconterebbe un rallentamento. Letto insieme agli altri numeri della stessa indagine, racconta il contrario: oltre il 60% degli incarichi attivi supera i 12 mesi e il 25% supera i 24 mesi, mentre la tariffa media giornaliera sale a 724 euro, in crescita del 3% sul 2025. La stessa indagine segnala inoltre una minore pressione sui prezzi, perché i clienti privilegiano il valore del manager rispetto al suo costo giornaliero. Meno manager impegnati, ma per mandati più lunghi, meglio pagati e meno negoziati al ribasso: è la firma tipica di un mercato che si seleziona per valore, non di un settore che si restringe.
Il resto dei numeri conferma la stessa direzione. Le PMI restano il primo cliente del temporary management con il 53% degli incarichi, contro il 28% delle medie imprese e il 20% delle grandi aziende: sono le realtà che più spesso affrontano insieme più discontinuità — passaggio generazionale, internazionalizzazione, crescita dimensionale — senza avere già in organico chi le sa gestire. Il canale principale resta la rete personale del manager (58% degli incarichi), ma il ricorso a provider specializzati è al 25% e in crescita, segno che le aziende cominciano a strutturare la ricerca invece di affidarla solo al passaparola occasionale. Il 49% degli incarichi è part-time, coerente con un modello fractional piuttosto che con una sostituzione a tempo pieno: l'azienda compra una competenza di direzione per la parte di tempo che le serve davvero, non un dipendente a tempo pieno con un altro titolo. Sull'anagrafica, il mercato resta però indietro: età media 58 anni, e la presenza femminile scende dal 11% del 2025 al 6% del 2026 — un mercato che matura nel valore economico riconosciuto al ruolo, ma non ancora nella composizione di chi lo esercita.
Per un'azienda, la domanda utile non è se serve un manager ad interim, ma se il ruolo da coprire è fatto per durare o per tamponare. Tre segnali distinguono i due casi, e i dati 2026 mostrano che sempre più aziende italiane li riconoscono prima di firmare il mandato. Primo: la funzione scoperta è strutturale — direzione generale, operations, finanza, internazionalizzazione — e non un progetto con una fine dichiarata: se lo è, il mandato tende naturalmente a superare i 12 mesi, come mostra oggi il 60% degli incarichi italiani, e a giustificare una tariffa allineata al valore anziché al minutaggio. Secondo: esiste, o si costruisce insieme al manager fin dal primo giorno, un piano su chi tiene il ruolo dopo di lui — un successore interno da preparare, un nuovo assetto di governance, o la decisione consapevole di mantenere il modello fractional nel tempo: senza questo piano scritto, l'incarico rischia di restare un tampone travestito da mandato lungo, anche se dura due anni sulla carta. Terzo: il board tratta il manager come parte del team di direzione, con accesso alle stesse informazioni e la stessa voce in comitato, non come un consulente esterno da tenere a distanza e informare a intermittenza: è la differenza concreta che rende il mandato lungo produttivo invece che solo prolungato, e che spiega perché il 25% degli incarichi passa ormai da provider specializzati capaci di costruire quel raccordo fin dalla selezione. Un board che applica questi tre criteri prima di firmare non sta solo scegliendo un manager: sta decidendo se il ruolo diventerà parte della struttura di direzione o resterà un cerotto, e i numeri 2026 dicono che sempre più aziende italiane scelgono la prima opzione.
È qui che interviene Krymax. Il fractional CEO/COO e l'interim management che pratichiamo non sono pensati per tamponare un'emergenza e poi sparire: sono mandati disegnati fin dall'inizio per la durata e per l'obiettivo — un passaggio generazionale da governare passo dopo passo, un'internazionalizzazione verso l'Europa, il Medio Oriente o Dubai da strutturare, cento giorni di turnaround per un fondo con un piano di uscita già scritto prima del primo giorno di mandato. Lavoriamo dentro il board, non a fianco di esso, e definiamo con l'imprenditore, prima di iniziare, che cosa succede al ruolo quando il mandato finisce: rientra in azienda, passa a un successore preparato durante il mandato stesso, o resta un modello fractional stabile perché è quello che la struttura richiede. È il rigore svizzero applicato a un mercato — quello italiano del temporary management — che secondo i dati 2026 sta già muovendosi in questa direzione da solo, spesso senza saperlo chiamare con questo nome.
Il mercato italiano dei manager ad interim si sta selezionando, e le PMI che lo capiscono per prime ne trarranno il vantaggio maggiore. Chi continua a trattare il manager ad interim come un tampone da liquidare appena passa l'emergenza si trova a ricominciare la ricerca ogni pochi mesi, a negoziare sul prezzo anziché sul valore, e resta nella fascia di mercato che l'indagine 2026 mostra in contrazione. Chi lo tratta come componente strutturale della direzione — con un mandato chiaro, un piano scritto per il dopo e un posto vero al tavolo del board — è già nella fascia che cresce: mandati più lunghi, tariffe più alte, risultati più stabili nel tempo. La scelta, per un'azienda italiana nel 2026, non è più se usare un manager ad interim, ma se usarlo bene fin dal disegno del mandato.
Perché in Italia diminuiscono i manager ad interim attivi ma aumenta la durata dei loro incarichi?
L'Indagine 2026 di Leading Network e INIMA mostra due numeri che vanno letti insieme, non separati: il 75% dei rispondenti era attivamente impegnato in un incarico (contro l'86% del 2025), ma oltre il 60% dei mandati supera i 12 mesi e il 25% supera i 24 mesi. Non è un mercato che si svuota: è un mercato che smette di generare incarichi brevi e occasionali e concentra la domanda su mandati più strutturati, che una volta assegnati durano più a lungo. Meno ingaggi, ma di qualità più alta, e con tariffe in crescita (724 euro/giorno, +3%).
Un mandato di interim management che dura oltre 24 mesi è ancora temporary management?
Formalmente sì, ma nella sostanza il mandato ha cambiato natura: un incarico che supera i due anni non tampona un'emergenza, sostituisce stabilmente una funzione di direzione per il tempo necessario a strutturarla o a preparare un successore. È esattamente il modello fractional che Krymax applica: un ruolo di CEO o COO a tempo parziale ma con responsabilità piena, pensato per durare quanto serve, non quanto dura la crisi.
Perché le PMI italiane restano il primo cliente del temporary management nonostante la loro struttura più piccola?
Secondo l'indagine 2026 le PMI generano il 53% degli incarichi di interim management, contro il 28% delle medie imprese e il 20% delle grandi aziende. Le PMI sono spesso le realtà che affrontano insieme più discontinuità — passaggio generazionale, internazionalizzazione, un salto dimensionale — senza avere in organico una direzione già pronta a gestirle. Un manager ad interim o fractional porta quella competenza senza l'impegno di un'assunzione permanente, e i dati mostrano che le imprese lo stanno usando sempre più spesso per periodi lunghi, non solo per l'emergenza.
Leading Network e INIMA — Indagine 2026 sugli Interim Manager (gennaio 2026)
