Crisi d'impresa · 2026-10-19

Composizione negoziata della crisi: 1.128 istanze in otto mesi, ma tre su quattro non risanano — perché la differenza la fa il temporary manager

Di Ing. Massimiliano Moreni ·

Il report Unioncamere-InfoCamere 2026 mostra una composizione negoziata in forte crescita e con tassi di successo in salita, ma con il 77% delle pratiche concluse senza risanamento. Le cause dominanti, trattative non concluse e prospettive assenti, indicano un problema di piano e di direzione più che di diritto: il terreno dove un temporary manager con mandato di risanamento cambia l'esito.

In sintesi

Tra gennaio e agosto 2026 le imprese italiane hanno avviato 1.128 istanze di composizione negoziata della crisi, ma solo il 23% delle 3.453 pratiche definite dal 2021 si è chiuso con esito favorevole (Unioncamere-InfoCamere). Il 54% degli insuccessi deriva dalla mancata conclusione delle trattative: senza un piano credibile e una direzione che lo esegua, i creditori non firmano. Un temporary manager o CRO ad interim colma esattamente questo anello debole.

La tesi. La composizione negoziata della crisi d'impresa non fallisce in tribunale: fallisce in direzione. Dal novembre 2021 il percorso introdotto dal decreto legge 118 è diventato lo strumento con cui gli imprenditori italiani provano ad affrontare la crisi prima che diventi insolvenza, e i numeri dicono che lo usano sempre di più. Ma dicono anche che tre pratiche concluse su quattro non arrivano a un risanamento. Il motivo dominante non è giuridico. È la mancanza di un piano che i creditori ritengano credibile e di qualcuno in azienda capace di eseguirlo.

I numeri del 2026. Secondo il report Unioncamere-InfoCamere sulla crisi d'impresa, ripreso da Lavorosì il 7 ottobre 2026, tra gennaio e agosto 2026 sono state avviate 1.128 nuove istanze di composizione negoziata, dopo le 1.776 del 2025 e le 1.048 del 2024. Dal 2021 le procedure sono 5.084. Delle 3.453 pratiche definite, 777 si sono chiuse con esito favorevole, circa il 23%, preservando circa 45.800 posti di lavoro. Le 2.676 chiuse senza successo raccontano il resto: il 54% per mancata conclusione delle trattative, 839 per assenza di concrete prospettive di risanamento, circa il 15% per interruzione da parte dello stesso imprenditore.

Il segnale che cambia. Il tasso di successo non è fermo. Sandro Pettinato, vice segretario generale di Unioncamere, ha indicato un 28,2% nel secondo trimestre 2026, contro il 20,2% del primo trimestre e una media del 22% nel 2025 (dato riportato da Italia Oggi e ripreso da BeBankers il 13 luglio 2026). E nei casi riusciti la soluzione più frequente è l'accordo trilaterale fra imprenditore, creditori ed esperto: 264 casi, il 44% dei risanamenti censiti dall'Osservatorio Unioncamere (Milano Finanza, 23 settembre 2026). In altre parole, lo strumento funziona quando si costruisce un consenso negoziale su un piano. Funziona meno quando il piano manca o non convince.

Che cosa chiedono le imprese. Il profilo di chi entra nel percorso è eloquente. Secondo il report Unioncamere ripreso da BeBankers, l'83% delle imprese in composizione negoziata chiede misure protettive contro le azioni esecutive dei creditori, il 55% chiede misure sospensive per tutelare la continuità in presenza di perdita del capitale sociale, e il 20% usa lo strumento per essere autorizzato a ricevere nuove risorse finanziarie. Sono richieste di tempo e di protezione. Ma il tempo concesso dalle misure protettive ha valore solo se viene usato per cambiare qualcosa in azienda: altrimenti si limita a rinviare il problema. La Lombardia guida per numero di domande, con 1.093, seguita dal Lazio con 536: il fenomeno riguarda il cuore produttivo del paese, non i suoi margini.

Dove si rompe davvero. La nostra lettura, che resta un'interpretazione dei dati e non un dato in sé, è che le tre cause di insuccesso hanno una radice comune. Le trattative non si concludono quando i creditori non vedono numeri affidabili e una governance che garantisca l'esecuzione. Le prospettive di risanamento risultano assenti quando si arriva tardi, con la cassa già compromessa. L'imprenditore interrompe quando il percorso gli chiede scelte che, da solo, non riesce a sostenere. Lo stesso report mostra che gli esperti nominati sono per il 78% commercialisti e per circa il 20% avvocati: figure indispensabili per il perimetro tecnico e giuridico, ma l'esperto agevola le trattative, non guida l'impresa. La direzione operativa del risanamento resta in capo all'azienda.

Un framework in quattro mosse. Per un'impresa che sta valutando la composizione negoziata, o che vi è già entrata, la sequenza che riduce il rischio di insuccesso è questa. Primo, la cassa a 13 settimane: un piano di tesoreria settimanale, aggiornato e riconciliato, è la base di ogni credibilità verso banche e fornitori. Secondo, il piano industriale prima del piano finanziario: i creditori accettano sacrifici su un'azienda che dimostra dove tornerà a generare margine, non su una rimodulazione del debito. Terzo, una regia unica: un solo responsabile che coordina esperto, advisor legali, management e banche, e che risponde dell'esecuzione delle azioni concordate. Quarto, la governance dopo l'accordo: reporting mensile, indicatori condivisi con i creditori, un comitato che verifichi gli scostamenti. L'accordo è l'inizio del risanamento, non la sua fine.

Il tempo è la variabile decisiva. Il dato sulle prospettive di risanamento assenti è il più costoso, perché indica imprese che arrivano al tavolo quando le opzioni si sono già ridotte. Il Codice della crisi chiede all'imprenditore assetti organizzativi adeguati a rilevare tempestivamente la crisi. Nella pratica delle PMI questo significa avere qualcuno che legga i segnali e agisca nei mesi in cui la composizione negoziata è ancora una scelta e non un'ultima risorsa. Per molte imprese a guida familiare quel qualcuno non c'è in organico, e assumerlo a tempo indeterminato nel pieno di una tensione finanziaria non è realistico.

Come interviene Krymax. Krymax Studio entra come temporary manager con un mandato di direzione: un CFO o COO ad interim, o un Chief Restructuring Officer, che affianca l'imprenditore per la durata del percorso. Costruiamo la tesoreria a 13 settimane e il piano industriale, prepariamo il materiale che l'esperto e i creditori devono poter verificare, teniamo la regia fra advisor, banche e management, ed eseguiamo le azioni operative concordate: costi, capitale circolante, portafoglio prodotti, organizzazione. Dopo l'accordo restiamo il tempo necessario a installare reporting e governance che reggano senza di noi. Non sostituiamo l'esperto né i legali: diamo al percorso quello che i numeri indicano come anello debole, una direzione che esegue.

In chiusura. La composizione negoziata è diventata uno strumento maturo e i tassi di successo stanno salendo. Ma il 2026 conferma che la variabile decisiva non è la norma, è la qualità della direzione che l'impresa mette sul tavolo. Chi entra nel percorso con un piano credibile, una cassa sotto controllo e una regia chiara negozia. Chi entra senza, spesso, si limita ad attendere l'esito.

Exhibit
Composizione negoziata della crisi in Italia: crescita e tasso di successo
IndicatoreValore
Istanze 20241.048
Istanze 20251.776
Istanze gennaio-agosto 20261.128
Pratiche definite dal 20213.453
Di cui con esito favorevole777 (circa 23%)
Insuccessi per trattative non concluse54%
Tasso di successo II trimestre 202628,2%
Fonti: Unioncamere-InfoCamere (via Lavorosì, 7/10/2026); Unioncamere, dichiarazione di S. Pettinato (via BeBankers, 13/7/2026).
Domande frequenti

Quante imprese hanno usato la composizione negoziata della crisi nel 2026?

Secondo il report Unioncamere-InfoCamere ripreso il 7 ottobre 2026, tra gennaio e agosto 2026 sono state avviate 1.128 nuove istanze, dopo le 1.776 del 2025. Dal novembre 2021 le procedure complessive sono 5.084.

Perché la maggior parte delle composizioni negoziate non porta al risanamento?

Delle 2.676 pratiche chiuse senza successo, il 54% si è fermato per mancata conclusione delle trattative, 839 per assenza di concrete prospettive di risanamento e circa il 15% per interruzione da parte dell'imprenditore. Sono cause legate alla credibilità del piano e alla tempestività dell'intervento più che al quadro giuridico.

Che ruolo ha un temporary manager in una composizione negoziata?

L'esperto nominato agevola le trattative ma non dirige l'impresa. Un temporary manager, ad esempio un CFO ad interim o un Chief Restructuring Officer, costruisce tesoreria e piano industriale, coordina advisor, banche e management ed esegue le azioni concordate, rafforzando la credibilità dell'impresa verso i creditori.

Fonti

Unioncamere-InfoCamere, report sulla crisi d'impresa (V edizione), ripreso da Lavorosì, 7 ottobre 2026 · Unioncamere, Osservatorio sulla composizione negoziata (IX edizione), ripreso da Milano Finanza, 23 settembre 2026 · Sandro Pettinato (Unioncamere) al convegno Astebook, da Italia Oggi, e report Unioncamere sulla composizione negoziata, ripresi da BeBankers, 13 luglio 2026